This is My Istanbul
“Il Custode dei Sogni di Kadıköy”
Questo shooting inizia proprio lì, dove la poesia incontra il caos e dove ogni volto sembra custodire un sogno: quello del Custode dei Sogni di Kadıköy, sospeso tra colore, pane e frammenti di vita quotidiana.
“La sublime”
Istanbul è un confine che respira, una città sospesa tra continenti, epoche e desideri. Le sue cupole e i suoi minareti emergono dalla foschia del Bosforo come apparizioni, mentre il richiamo dei traghetti e quello dei muezzin si intrecciano al ritmo incessante della vita. Qui, Oriente e Occidente non si oppongono: si sfiorano, si mescolano, si riflettono l’uno nell’altro.
Tra i vicoli antichi e i mercati vibranti, ogni angolo porta il segno del tempo attraverso secoli. Istanbul la Sublime non si lascia mai afferrare del tutto: cambia luce, volto, voce, restando sempre fedele al proprio mistero.
E poi la notte: il Bosforo si fa nero e lucente, le moschee si accendono come costellazioni terrestri, e la città sembra galleggiare tra acqua e cielo. Nel silenzio sospeso della sera, il canto dei muezzin ritorna solenne. È in quell’istante che la sua anima emerge con più forza, intensa, sacra, imperiale, rivelando una bellezza viva impossibile da dimenticare.
“I custodi silenziosi”
Tra le strade di Istanbul si consuma ogni giorno una silenziosa e straordinaria convivenza tra uomini e gatti.
I gatti non sono semplici animali randagi: sono presenze riconosciute, rispettate e amate.
Vivono ovunque: si adagiano sui gradini delle moschee, dormono davanti alle botteghe, attraversano i mercati affollati, passeggiano e dormono dentro i negozi e osservano silenziosi il ritmo incessante della città.
Giovani e anziani si prendono cura di loro con piccoli gesti quotidiani: una ciotola d’acqua lasciata davanti a una bottega, una ghiottoneria, qualche crocchetta, un riparo contro il freddo, una carezza fugace lungo il cammino.
In questa realtà fatta di rispetto e reciproca fiducia, il gatto diventa simbolo di libertà e armonia urbana, raccontando il volto più umano e poetico di Istanbul. Un legame autentico che trasforma la città in un luogo dove la sensibilità verso gli animali è parte stessa della vita quotidiana.
“Il rito silenzioso”
Una città fatta di moschee immerse nella luce dorata del mattino e di minareti blu nella sera, di scarpe lasciate fuori dai luoghi sacri, di acqua che scorre sui piedi prima della preghiera, di venditori ambulanti, di pescatori e traghetti che attraversano il Bosforo come pensieri lenti.
Istanbul non vive soltanto nelle sue strade: vive nei gesti, nei silenzi e negli sguardi.
Ed è proprio lì, tra spiritualità e caos, che questa città continua a custodire la sua poesia.
