Sperlonga

(Špëlònghë in dialetto locale) è un comune italiano di circa 3.500 abitanti della provincia di Latina nel Lazio meridionale, ai limiti sud della pianura pontina. Fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia.

Sperlonga sorge su uno sperone di roccia, la parte finale dei Monti Aurunci, che si protende nel Mar Tirreno e nel Golfo di Gaeta confluendo nel Monte di San Magno.

Il territorio circostante è perlopiù pianeggiante. La spiaggia di fine e dorata sabbia bianca, si alterna a vari speroni di roccia che si gettano in mare, formando calette meravigliose e spesso, raggiungibili solo in barca. Al di là del paese si stende la spiaggia di Angolo, con la grotta di Tiberio e, superato il promontorio del Ciannito, che si sporge fino a mare, l’altra spiaggia di Bazzano, circondata da una rigogliosa e profumata flora mediterranea nonché l’ultima spiaggia, ovvero quella delle Bambole, sulla quale si apre l’omonima grotta.

Nel territorio si trovano tracce di attività umana a partire dal paleolitico superiore.

Secondo la tradizione presso Sperlonga sorgeva la città di Amyclae (in greco Αμύκλαι), fondata dagli Spartani.

In età romana sorsero nel territorio numerose ville, la più celebre delle quali è quella appartenente all’imperatore Tiberio, comprendente una grotta naturale modificata e decorata con sculture del ciclo dell’eroe omerico Ulisse.

Le ville erano inoltre centri di produzione per l’industria della pesca (vasche per l’allevamento).

Nel sesto secolo i ruderi della villa imperiale furono adoperati come rifugio dagli abitanti del luogo, ma il paese si sviluppò intorno ad un castello sul promontorio di San Magno (65 m s.l.m.), uno sperone dei monti Aurunci, a difesa dalle incursioni via mare dei Saraceni, prendendo il nome dalle numerose cavità naturali della zona (speluncae).

Il nome del castrum Speloncae appare in un documento del X secolo: il castello comprendeva una piccola chiesa dedicata a san Pietro, patrono dei pescatori. Intorno al castello si sviluppò progressivamente il paese per cerchi concentrici. Nell’XI secolo l’abitato fu cinto da mura, ora scomparse, ma di cui restano due porte: la “Portella” o “Porta Carrese” e la “Porta Marina”: entrambe portano lo stemma della famiglia Caetani.

Sperlonga restò un piccolo paese di pescatori, continuamente minacciato dalle incursioni dei pirati i quali arrivarono a rapire i suoi abitanti per ridurli in schiavitù (frammento di storia raccontato nei murales). Malgrado la costruzione di una serie di torri di avvistamento in funzione di difesa costiera, la cittadina venne distrutta più volte.

Appartenente da secoli al Regno di Napoli ne segui la storia. Nel 1927, sotto il regime fascista il territorio venne annesso al Lazio e dal 1934 la cittadina fu incorporata nella neocostituita Provincia di Latina (all’epoca Littoria).

Con l’apertura della via Flacca, una strada litoranea che unisce Terracina a Gaeta (1958) fu infranto il secolare isolamento e il paese uscì gradualmente dall’estrema povertà che lo caratterizzava.

Forte impulso venne rappresentato anche dalla scoperta delle sculture della villa di Tiberio (1957) e dall’arrivo di un turista d’eccezione, l’attore Raf Vallone, tra i primi forestieri a innamorarsi del posto.

Torri di avvistamento

La “Torre centrale”, detta localmente Torre Maggiore, apparteneva al sistema di torri di avvistamento impiantato nel XVI secolo: ne sopravvive solo una porzione nell’attuale centro del paese.

La “Torre Truglia”, edificata nel 1532 su una precedente torre romana, si trova sulla punta del promontorio su cui sorge il paese. Dopo la distruzione del Barbarossa venne ricostruita nel 1611 e di nuovo distrutta nel 1623. Tra il 1870 e il 1969 fu utilizzata come sede per la Guardia di Finanza, mentre successivamente divenne sede del “Centro educazione dell’ambiente marino” del Parco naturale regionale “Riviera d’Ulisse”.

La grotta di Tiberio

La villa dell’imperatore romano Tiberio deriva dall’ingrandimento di una precedente villa tardo-repubblicana, con ambienti disposti intorno ad un portico. Una grotta naturale, già nota agli archeologi dal 1908, venne sistemata come sala da pranzo estiva, con giochi d’acqua e straordinari gruppi scultorei del ciclo di Ulisse (tra cui il colossale Gruppo di Polifemo), rinvenuti in frammenti nel 1957 e attualmente conservati nel Museo archeologico nazionale di Sperlonga.

Il sedano bianco di Sperlonga

Già nel 1000 a.C. il sedano era conosciuto e apprezzato per le sue proprietà terapeutiche e veniva considerato una panacea contro ogni male. L’impiego alimentare della pianta risale al XVII secolo, se ne trova infatti citazione in un documento francese del 1623. Assolutamente attuali sono invece le informazioni relative alla varietà Bianco di Sperlonga. Il Sedano Bianco di Sperlonga è stato infatti introdotto nella zona di Fondi e Sperlonga intorno gli anni Sessanta. La sua coltura si rivelò fin da subito una valida forma di utilizzazione dell’area dei Pantani compresa fra il Lago di Sperlonga ed il mar Tirreno.

Da Wikipedia e altre fonti

Sperlonga

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